Contesto storico

Raggiungendo Piazza Giacomo Matteotti possiamo imbatterci nel palazzo del Comune chiamato Palazzo Frizzoni.

Questo edificio, simbolo del potere comunale, dal 28 ottobre 1928 (anniversario della Marcia su Roma ) divenne sede ufficiale dell’amministrazione comunale, sostituendo il vecchio palazzo situato in via T. Tasso, 4. La scelta di questa data non è casuale: il 28 ottobre 1928 segnava la celebrazione dell'ascesa al potere di Mussolini e del regime fascista, e rappresentava un momento di consolidamento del controllo del governo centrale sulle amministrazioni locali. Così, il Palazzo Frizzoni diventa il luogo simbolico del potere fascista in città. A capo dell'amministrazione comunale vi era il podestà, figura che prendeva il posto del sindaco, e uno dei più noti podestà di quel periodo fu Antonio Locatelli, che ricoprì l'incarico durante quegli anni.

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Perché è un luogo della memoria

Dal 4 febbraio 1926 tutte le funzioni di sindaco, giunta comunale e consiglio comunale furono centralizzate e attribuite al podestà, figura che ricalcava modelli medievali di governo centralizzato, amati da Mussolini, che li rivisitava come strumenti di autocrazia e di controllo. Questa riforma dava al podestà il potere esclusivo di nominare e gestire gli uffici comunali, eliminando ogni forma di partecipazione popolare.

Il podestà restava in carica per un periodo di 5 anni, ma una successiva legge fascista stabilì che solo chi era già sposato poteva ricoprire questa carica, il che escludeva Antonio Locatelli dalla possibilità di proseguire il suo mandato. Questo episodio rappresenta un esempio emblematico del regolamento punitivo e rigido imposto dal fascismo, che stabiliva regole non solo politiche, ma anche sociali e personali, in un'ottica di controllo totale delle esistenze private. Il Palazzo Frizzoni è dunque il testimone di un’epoca in cui l’autonomia locale fu sostituita dalla dittatura fascista.

Il Comune non è più espressione dei cittadini, ma strumento dello Stato fascista.

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Contenuti multimediali

Approfondimento - Antonio Locatelli

Antonio Locatelli nasce nel 1895 e prende parte alla Prima guerra mondiale come aviatore, distinguendosi per il suo coraggio e la sua abilità di pilota. L’esperienza bellica segna profondamente la sua vita e contribuisce a rafforzare il suo legame con l’ideologia nazionalista che, negli anni successivi, lo porterà ad aderire con entusiasmo al fascismo.

Durante l’avvento del regime fascista, Locatelli intraprende una carriera politica: tra il 1924 e il 1928 viene eletto deputato al Parlamento del Regno d’Italia. Nel 1933 inizia la sua attività a Bergamo assumendo la carica di podestà. Tuttavia, il suo incarico dura solo un anno: nel 1934, a seguito di una legge voluta da Mussolini che impediva ai celibi di ricoprire cariche pubbliche, Locatelli è costretto a lasciare il ruolo.

Il 7 gennaio 1936 parte volontario per la guerra d’Etiopia, partecipando alle operazioni militari come pilota d’aereo. Durante il conflitto, nonostante la superiorità tecnologica e militare dell’esercito italiano, le forze etiopi riescono a organizzare azioni di resistenza efficaci. In una notte del giugno 1936, gli etiopi attaccano un campo d’aviazione italiano, incendiando gli aerei: nell’attacco muoiono tutti i militari presenti, tra cui Antonio Locatelli.

La sua morte viene immediatamente celebrata dal regime come un sacrificio eroico. A Bergamo si sviluppa un vero e proprio culto dell’eroe, alimentato dalla propaganda fascista, che presenta Locatelli come simbolo di coraggio, dedizione alla patria e fedeltà al fascismo. Ancora oggi, nella torre situata in piazza Vittorio Veneto, Antonio Locatelli è ricordato attraverso un ritratto scultoreo, testimonianza della memoria storica e del significato che la sua figura ha avuto per la città.

"La rivista di Bergamo", un giornale utilizzato per la propaganda bergamasca durante questa dittatura, dedica l’intera edizione di luglio–agosto del 1936 alla memoria di Antonio Locatelli pg367-413

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Fonti

Fonti bibliografiche

  • Mario Pelliccioli, Itinerari di memoria. Un percorso a Bergamo tra fascismo, occupazione tedesca e Resistenza, Moltefedi Achille Grandi Editore, Bergamo 2023
  • Emma Coggiola, Umili e frammentarie pagine della Resistenza in Bergamo, Stamperia Conti, Bergamo 1952.
  • Marcella Cattaneo, Tosca Rossi, Bergamo scolpita: percorsi nella storia di Bergamo attraverso le voci delle sue pietre. Centro Piacentiniano e Borghi, Grafica & arte, Bergamo 2018
  • Patrizia Gabrielli, "Un racconto corale sulla guerra civile", in Italia contemporanea, Franco Angeli, Milano, n. 268-269, dicembre 2012
  • Archivio Storico: periodici Mai, Biblioteca civica Angelo MaiRivista di Bergamo

Fonti multimediali

  • Immagine 1: Archivio fotografico del progetto, classe 5IG Itis P. Paleocapa
  • Video: Le voci della memoria: la storia di Antonio Locatelli, Bergamo Federazione ANCR