Contesto storico
Ci troviamo in via Torquato Tasso 4, a Bergamo, in un edificio che oggi ospita la biblioteca “Ciro Caversazzi” e altri uffici comunali. Oggi è uno spazio pubblico di studio, lettura e incontro, ma durante gli anni cruciali della guerra e dell’occupazione questo luogo divenne sede di diversi giornali che riflettono i cambiamenti politici del tempo.
Ciro Caversazzi (1865–1947) fu una figura importante della vita culturale bergamasca tra Otto e Novecento: letterato, studioso e promotore di iniziative civiche e culturali.
Secondo i registri e i cataloghi archivistici locali, dal 16 maggio 1945 divenne commissario ordinario della Civica Biblioteca; morì a Bergamo il 1° maggio 1947. Intitolare a lui la biblioteca inaugurata nel 1948 significò collegare questo luogo a una memoria culturale cittadina vicina, nel tempo, agli eventi della guerra e del dopoguerra.
L’edificio, costruito tra il 1855 e il 1858 in stile neoclassico, dopo esser stato sede dal 1873 del Municpio Vecchio - dove si riunì il consiglio comunale fino al 1873, a testimonianza della centralità del palazzo nella vita politica e civile della città fin dalle sue origni - dalla caduta del fascismo, il 25 luglio 1943, divenne sede di diversi quotidiani locali, che si susseguirono in funzione degli eventi. Inizialmente fu sede della Voce di Bergamo, quotidiano locale fascista, che divenne l'organo ufficioso del CNL provinciale, sotto la direzione di Alfonso Vajana. Durante l'occupazione tedesca e la RSI, la Voce di Bergamo, cambia il nome e gli intenti della propria testata in “Bergamo Repubblicana”, quotidiano della Federazione fascista repubblicana diretto da Arturo Abati. Infine, dopo la liberazione, il giornale assume la nuova denominazione di “Il giornale del popolo” e sarà ufficialmente organo del CLN provinciale fino al 31 luglio 1946. Questi avvicendamenti testimoniano l'importanza del controllo della stampa, che in epoca fascista divenne centrale e monopolistico (veline), tanto da essere conrollato, insieme agli altri mezzi di comunicazione, da un Ministero creato ad hoc.
A Bergamo i giornali più diffusi durante il fascismo sono “La Voce di Bergamo”, quotidiano locale fascista, e “L’Eco di Bergamo”, quotidiano cattolico espressione della Curia bergamasca. Quest’ultimo abbandona gradualmente il sostegno al Partito Popolare e anche la propria posizione di condanna del fascismo, assumendo progressivamente un atteggiamento di sottomissione ai richiami dell’autorità ecclesiastica e alle pressioni del fascio locale.
Dopo il 25 luglio 1943, qui ha sede “La Voce di Bergamo”; dopo l’8 settembre 1943, con l’occupazione tedesca e la Repubblica Sociale Italiana, il palazzo diventa sede di “Bergamo Repubblicana”; dopo la Liberazione il giornale assume la denominazione di “Il giornale del popolo” e diventa organo del CLN provinciale.
“La Voce di Bergamo”:
In epoca fascista era uno dei quotidiani più diffusi a Bergamo ed era il quotidiano locale
fascista.
Dopo il 25 luglio 1943:
Pur mantenendo il titolo, diventa organo ufficioso del CNL
ed è diretto da Alfonso Vajana.
Il 10 settembre 1943, dopo l'armistizio, si chiude la gestione del giornale; i collaboratori che non
riescono
a fuggire subiscono arresti, condanne e persecuzioni.
Repubblica Sociale Italiana (RSI):
Fu il regime fascista instaurato nel Nord Italia dopo l’8 settembre 1943,
sotto controllo tedesco.
Contesto:
In questa fase il Nord vive occupazione militare tedesca, repressione,
guerra civile e Resistenza.
Rapporto con la stampa:
L’informazione viene sottoposta a controllo rigido e utilizzata come strumento
di propaganda, legittimazione politica e costruzione del consenso.
CLN – Comitato di Liberazione Nazionale:
Era l’organismo politico che coordinava le forze antifasciste durante la Resistenza.
Dopo la Liberazione:
“Il giornale del popolo”, diretto da Alfonso Vajana, diventa organo del CLN
fino al 31 luglio 1946.
Significato:
Il passaggio da giornale fascista a giornale del CLN mostra in modo concreto
come il mutare del potere politico cambi anche la voce pubblica che racconta la realtà.
Il capitolo si inserisce nel più ampio contesto del controllo fascista dell’informazione: il monopolio della stampa e l’importanza attribuita alla propaganda furono elementi tipici delle dittature fascista e nazista. Il regime costruì progressivamente un sistema di subordinazione dei giornali al potere politico, fondato su leggi, controlli preventivi e direttive quotidiane.
Legge sulla stampa del 1° gennaio 1926:
Stabilisce che nessun giornale può essere stampato senza un responsabile
riconosciuto dall’autorità statale: localmente, il Prefetto.
Responsabilità:
Il direttore risponde penalmente di quanto viene stampato sul giornale.
Controllo preventivo:
Un esemplare di tutto ciò che viene stampato nelle tipografie
(opuscoli, manifesti, libri, giornali, riviste, ecc.) deve essere depositato
in tribunale prima della distribuzione, per ottenere l’autorizzazione alla stampa
e alla diffusione.
Ministero della cultura popolare:
È lo strumento principale della nuova politica di controllo della stampa e della propaganda.
Origine:
Nasce dalla trasformazione dell’Ufficio stampa del Capo del governo in
Sottosegretariato per la stampa e la propaganda (settembre 1933),
poi elevato a ministero con la nuova denominazione il 25 luglio 1935.
Funzione:
Da questo ministero dipendono le attività propagandistiche in tutti i settori
e il controllo della stampa quotidiana e della stampa in genere.
Mussolini conosceva bene il valore politico della stampa, anche per la propria esperienza di direttore dell’“Avanti” e del “Popolo d’Italia”, e aveva in mente un disegno organico di subordinazione dei giornali al fascismo.
Consolidato il regime, alla repressione degli oppositori, si affianca l’adeguamento quotidiano della stampa alle disposizioni emanate dagli organi del governo su tutte le questioni ritenute di pubblico interesse. In questo modo, la stampa quotidiana viene piegata progressivamente alle necessità del potere. Lo strumento concreto di controllo furono le "veline": cioè le direttive del regime scritte su fogli di carta velina non firmate e non intenstate; indirizzate ai direttori dei quotidiani, contenevano disposizioni su cosa publicare e cosa omettere.
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Perché è un luogo della memoria
La Biblioteca Ciro Caversazzi è un luogo della memoria perché rende visibile il rapporto tra stampa, propaganda e potere. Qui si capisce che l’informazione non è neutra: può essere spazio di confronto, ma può anche diventare strumento di controllo, censura e indirizzo dell’opinione pubblica.
Ricordare questo edificio significa anche capire come il fascismo abbia costruito il proprio dominio non solo con la repressione degli oppositori, ma anche attraverso la disciplina della comunicazione pubblica, il monopolio delle notizie e l’uso sistematico della propaganda.
Il significato del luogo si rafforza ancora di più se si pensa al suo uso attuale: uno spazio pubblico dedicato alla lettura e alla conoscenza, cioè l’opposto di una stampa asservita al potere. La biblioteca rappresenta così una trasformazione simbolica: da luogo del controllo dell’informazione a luogo di accesso libero al sapere.
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Contenuti multimediali
Approfondimento: stampa clandestina
Nella lotta di Liberazione, la comunicazione aveva un valore strategico: informare significava rompere l’isolamento, rendere visibili occupazione e violenze, collegare gruppi diversi, costruire fiducia. La stampa clandestina, pur prodotta in condizioni difficilissime, fu uno strumento essenziale per raccontare la realtà “dal basso” e contrastare la versione imposta dal potere.
Nel caso di Bergamo, alcune ricostruzioni ricordano la circolazione di fogli illegali come “Bergamo proletaria” e “Italiani che si liberano”, a testimonianza di un bisogno concreto: creare una controinformazione nel cuore di una città controllata e militarizzata.
Le fonti bergamasche mostrano quanto la stampa clandestina fosse legata a reti di persone, staffette e micro-azioni quotidiane:
- Salvo Parigi operò nella rete clandestina di Giustizia e Libertà e si impegnò nella diffusione di “Italia Libera”, organo del Partito d’Azione; fu arrestato dalle SS pochi giorni prima dell’insurrezione del 25 aprile 1945.
- Nella Banda Turani, oltre alle azioni dimostrative, era presente un lavoro di propaganda e produzione di materiale informativo; la repressione nazifascista colpì duramente il gruppo tra novembre 1943 e marzo 1944.
- La vicenda di Evaristo Locatelli mostra il rischio legato anche alla distribuzione di stampa clandestina: arresto, torture, processo e deportazione.
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Fonti
Fonti bibliografiche
- Mario Pelliccioli, Itinerari di memoria. Un percorso a Bergamo tra fascismo, occupazione tedesca e Resistenza, Moltefedi Achille Grandi Editore, Bergamo 2023
- Tranfaglia N., Murialdi P., Legnani M., La stampa italiana nell'età fascista, Laterza, Bari-Roma, 1980.
Fonti multimediali
- Immagine 1: Archivio fotografico del progetto, classe 5IG Itis P. Paleocapa
- Immagine 2: 25 aprile Festa della Liberazione, Biblioteca Civica Angelo Mai, Bergamo, 2021