Contesto storico

Ci troviamo in via Torquato Tasso 4, a Bergamo, in un edificio che oggi ospita la biblioteca “Ciro Caversazzi” e altri uffici comunali. Oggi è uno spazio pubblico di studio, lettura e incontro, ma durante gli anni cruciali della guerra e dell’occupazione questo luogo divenne sede di diversi giornali che riflettono i cambiamenti politici del tempo.

L’edificio, costruito tra il 1855 e il 1858 in stile neoclassico, dopo esser stato sede dal 1873 del Municpio Vecchio - dove si riunì il consiglio comunale fino al 1873, a testimonianza della centralità del palazzo nella vita politica e civile della città fin dalle sue origni - dalla caduta del fascismo, il 25 luglio 1943, divenne sede di diversi quotidiani locali, che si susseguirono in funzione degli eventi. Inizialmente fu sede della Voce di Bergamo, quotidiano locale fascista, che divenne l'organo ufficioso del CNL provinciale, sotto la direzione di Alfonso Vajana. Durante l'occupazione tedesca e la RSI, la Voce di Bergamo, cambia il nome e gli intenti della propria testata in “Bergamo Repubblicana”, quotidiano della Federazione fascista repubblicana diretto da Arturo Abati. Infine, dopo la liberazione, il giornale assume la nuova denominazione di “Il giornale del popolo” e sarà ufficialmente organo del CLN provinciale fino al 31 luglio 1946. Questi avvicendamenti testimoniano l'importanza del controllo della stampa, che in epoca fascista divenne centrale e monopolistico (veline), tanto da essere conrollato, insieme agli altri mezzi di comunicazione, da un Ministero creato ad hoc.

Dopo il 25 luglio 1943, qui ha sede “La Voce di Bergamo”; dopo l’8 settembre 1943, con l’occupazione tedesca e la Repubblica Sociale Italiana, il palazzo diventa sede di “Bergamo Repubblicana”; dopo la Liberazione il giornale assume la denominazione di “Il giornale del popolo” e diventa organo del CLN provinciale.

Il capitolo si inserisce nel più ampio contesto del controllo fascista dell’informazione: il monopolio della stampa e l’importanza attribuita alla propaganda furono elementi tipici delle dittature fascista e nazista. Il regime costruì progressivamente un sistema di subordinazione dei giornali al potere politico, fondato su leggi, controlli preventivi e direttive quotidiane.

🎧 Audio Lettura

Perché è un luogo della memoria

La Biblioteca Ciro Caversazzi è un luogo della memoria perché rende visibile il rapporto tra stampa, propaganda e potere. Qui si capisce che l’informazione non è neutra: può essere spazio di confronto, ma può anche diventare strumento di controllo, censura e indirizzo dell’opinione pubblica.

Ricordare questo edificio significa anche capire come il fascismo abbia costruito il proprio dominio non solo con la repressione degli oppositori, ma anche attraverso la disciplina della comunicazione pubblica, il monopolio delle notizie e l’uso sistematico della propaganda.

Il significato del luogo si rafforza ancora di più se si pensa al suo uso attuale: uno spazio pubblico dedicato alla lettura e alla conoscenza, cioè l’opposto di una stampa asservita al potere. La biblioteca rappresenta così una trasformazione simbolica: da luogo del controllo dell’informazione a luogo di accesso libero al sapere.

🎧 Audio Lettura

Contenuti multimediali

Approfondimento: stampa clandestina

Nella lotta di Liberazione, la comunicazione aveva un valore strategico: informare significava rompere l’isolamento, rendere visibili occupazione e violenze, collegare gruppi diversi, costruire fiducia. La stampa clandestina, pur prodotta in condizioni difficilissime, fu uno strumento essenziale per raccontare la realtà “dal basso” e contrastare la versione imposta dal potere.

Nel caso di Bergamo, alcune ricostruzioni ricordano la circolazione di fogli illegali come “Bergamo proletaria” e “Italiani che si liberano”, a testimonianza di un bisogno concreto: creare una controinformazione nel cuore di una città controllata e militarizzata.

Le fonti bergamasche mostrano quanto la stampa clandestina fosse legata a reti di persone, staffette e micro-azioni quotidiane:

  • Salvo Parigi operò nella rete clandestina di Giustizia e Libertà e si impegnò nella diffusione di “Italia Libera”, organo del Partito d’Azione; fu arrestato dalle SS pochi giorni prima dell’insurrezione del 25 aprile 1945.
  • Nella Banda Turani, oltre alle azioni dimostrative, era presente un lavoro di propaganda e produzione di materiale informativo; la repressione nazifascista colpì duramente il gruppo tra novembre 1943 e marzo 1944.
  • La vicenda di Evaristo Locatelli mostra il rischio legato anche alla distribuzione di stampa clandestina: arresto, torture, processo e deportazione.

🎧 Audio Lettura

Fonti

Fonti bibliografiche

  • Mario Pelliccioli, Itinerari di memoria. Un percorso a Bergamo tra fascismo, occupazione tedesca e Resistenza, Moltefedi Achille Grandi Editore, Bergamo 2023
  • Tranfaglia N., Murialdi P., Legnani M., La stampa italiana nell'età fascista, Laterza, Bari-Roma, 1980.

Fonti multimediali

  • Immagine 1: Archivio fotografico del progetto, classe 5IG Itis P. Paleocapa
  • Immagine 2: 25 aprile Festa della Liberazione, Biblioteca Civica Angelo Mai, Bergamo, 2021