Contesto storico

Ci troviamo in via Torquato Tasso 14, dove oggi sorge la Scuola Media “Eugenio Donadoni”. Durante la Repubblica Sociale Italiana (1943-1945), questo edificio non era una scuola: ospitava una formazione della GIL (Gioventù Italiana del Littorio) e un nucleo del Servizio Ausiliario Femminile (SAF), corpo femminile volontario della RSI. Il comando principale aveva sede nella Casa del Fascio. Le giovani volontarie venivano preparate a svolgere con competenza e disciplina i compiti di assistenza, logistica e supporto al fronte che avrebbero poi svolto. Questo solo dopo l'8 settembre 1943 e dopo la nascita dell'RSI. Prima, infatti, il ruolo delle giovani era in linea con la visione fascista del ruolo della donna.

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Perché è un luogo della memoria

Il luogo testimonia l'adesione di molte giovani al mito fascista della donna ausiliaria, motivata da fedeltà al regime, amore per la patria, ma in parte anche dal desiderio di uscire dai tradizionali ruoli femminili. Dopo aver seguito i corsi di addestramento, prestavano giuramento secondo le formule delle forze armate repubblichine e, pur non combattendo con le armi, erano considerate personale militarizzato con la qualifica di volontarie di guerra. La partecipazione nazionale fu significativa: tra il maggio 1944 e l’aprile 1945 si registrarono 5.771 domande, con 1.016 ausiliarie attive a luglio 1944 e un totale di 4.412 volontarie prima dello scioglimento. La divisa comprendeva gonna lunga, giacca militare, basco con simbolo, composto dal fascio littorio. Cappotto e calze lunghe completavano la divisa; la disciplina imponeva rigore, rispetto gerarchico e cameratismo.

Secondo la storica Isabella Manchia, esperta nello studio del ruolo delle donne nella Repubblica Sociale Italiana, «L’immagine risultante da quel mito era quella dell’ausiliaria: una donna giovane, di ardente fede patriottica, non armata e non violenta, che si sacrifica per la patria. Tuttavia, questo stereotipo serviva a convogliare tutta l’attività femminile nella Repubblica Sociale Italiana entro ruoli subalterni, cancellando ogni forma di autonomia o capacità decisionale reale.»

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Contenuti multimediali

Approfondimento: Lydia Gelmi Cattaneo

Lydia Gelmi Cattaneo nasce a Presezzo nel 1902 e vive al Castello di Valverde. Figlia di un ufficiale medico, appassionata di cultura, miniaturista e tra le prime donne a ottenere la patente di guida a Bergamo, si distingue per il coraggio e la generosità. Durante la Seconda Guerra Mondiale, tra il 1943 e il 1945, salva numerosi ebrei, tra cui Irene Weiss, nascondendoli e proteggendoli dai nazifascisti. Aiuta anche partigiani e prigionieri in fuga, mettendo a rischio la propria vita per difendere chi era perseguitato. Per il suo impegno è stata la prima donna bergamasca insignita del titolo di “Giusta tra le Nazioni”, riconoscimento per chi salva vite umane a rischio della propria. La sua vita resta esempio di coraggio, umanità e responsabilità civile per l’umanità intera, incarnando coraggio, umanità e responsabilità civile.

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Fonti

Fonti bibliografiche

  • Mario Pelliccioli, Itinerari di memoria. Un percorso a Bergamo tra fascismo, occupazione tedesca e Resistenza, Cooperativa A. Grandi / Moltefedi, Bergamo 2023.
  • Mirella Serri, Mussolini ha fatto tanto per le donne! Le radici fasciste del maschilismo italiano, Longanesi, Milano 2022.
  • Victoria De Grazia, Le donne nel regime fascista, Marsilio, Venezia 1993.
  • Servizio ausiliario femminile, Memorie in cammino.
  • è l'idea che fa il coraggio. Prospettive femminili sulla Resistenza bergamsca a cura di Elisabetta Ruffini, ISREC Bergamo.
  • 1919-1939. Lydia Gelmi Cattaneo, Mariateresa Pesenti, 26 gennaio 2021, a cura di Ateneo di Scienze Lettere e Arti di Bergamo.

Fonti multimediali

  • Immagine 1: Archivio fotografico del progetto, classe 5IG Itis P. Paleocapa
  • Immagine 2: Tratta dal video 1919-1939. Lydia Gelmi Cattaneo, Mariateresa Pesenti, 26 gennaio 2021, a cura di Ateneo di Scienze Lettere e Arti di Bergamo.