Contesto storico

Ci troviamo davanti alla storica sede dell’Istituto Tecnico Vittorio Emanuele II. Durante il ventennio fascista, questo edificio non fu solo un luogo di istruzione, ma un centro di sorveglianza e controllo. La trasformazione più radicale avvenne durante l'occupazione nazista (1943-1945): l'edificio venne requisito dai tedeschi e trasformato in una sede militare strategica. A causa dell'occupazione, l'attività didattica fu interrotta e la scuola fu costretta a trasferirsi altrove, lasciando queste aule in mano ai comandi militari fino alla Liberazione.

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Perché è un luogo della memoria

Ernesto Rossi trasformò la sua cattedra di economia al Vittorio Emanuele in una trincea politica. Leader del movimento Giustizia e Libertà, usò Bergamo come centro nevralgico per collegare la resistenza interna con quella in esilio. Pagò questo coraggio con l'arresto nel 1930 e tredici anni di prigionia, durante i quali contribuì a scrivere il Manifesto di Ventotene per un'Europa unita. Ada Rossi, scienziata e donna profondamente indipendente, fu la colonna portante della resistenza civile in città. Licenziata dal regime, non smise mai di lottare: attraverso le sue lezioni private, formò la coscienza democratica di decine di giovani bergamaschi, preparando le basi della futura Resistenza locale. Fu lei, come staffetta silenziosa, a trasportare fuori dal confino i testi che avrebbero fondato l'identità europea. Nonostante ciò, solo nel 2023 è stata apposta una targa in suo onore fuori dall'aula magna dell'istituto Vittorio Emanuele. Insieme, Ernesto e Ada hanno dimostrato che la libertà si difende sia con l'azione politica che con l'educazione dei giovani.

Le oltre 900 lettere scambiate durante la prigionia non erano solo motti, ma strumenti di lotta. Ada le leggeva segretamente ai suoi studenti per educarli alla libertà: «A Bergamo le leggono in trenta e restano meravigliati dal vostro coraggio». In quegli scritti Ernesto ribadiva che «nessuna sconfitta è definitiva finché ci si rifiuta di accettarla», trasformando il dolore del carcere in una coscienza civile per l'intera città.

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Contenuti multimediali

Ernesto Rossi commemora Gaetano Salvemini maestro ed amico

Approfondimento: Il Manifesto di Ventotene

Il Manifesto di Ventotene è un documento politico redatto nel 1941 da Ernesto Rossi e Altiero Spinelli, con il contributo di Eugenio Colorni, durante il loro confino sull’isola di Ventotene, durante la Seconda guerra mondiale. Esso rappresenta uno dei testi fondamentali del pensiero europeista. Gli autori individuano nel nazionalismo e nella sovranità assoluta degli Stati la principale causa delle guerre che hanno devastato l’Europa. Per questo propongono di superare il tradizionale Stato nazionale e di costruire una Federazione Europea, dotata di istituzioni comuni — come un governo e un parlamento — con reali poteri decisionali. Il Manifesto stabilisce anche la necessità di una profonda integrazione economica, basata su un mercato unico, sulla condivisione delle risorse e su politiche comuni in ambito produttivo e sociale, finalizzate a ridurre le disuguaglianze e a garantire condizioni di vita dignitose. Particolare attenzione viene riservata alla giustizia sociale, alla tutela dei lavoratori e alla promozione dei diritti. Il Manifesto di Ventotene ha influenzato il processo di costruzione dell’Europa unita, ispirando le nascite delle prime istituzioni comunitarie, come la CECA e la CEE. Obiettivo ultimo del progetto è la realizzazione di una pace stabile e duratura: un’Europa politicamente ed economicamente unita renderebbe impossibili nuovi conflitti tra i popoli europei.

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Fonti

Fonti bibliografiche

Fonti multimediali