Contesto storico

Ci troviamo in via Pignolo 10. Durante l'occupazione nazifascista, questo angolo di Bergamo era un confine invisibile tra la vita quotidiana e il terrore. A pochi passi da qui aveva sede la GNR: la polizia del regime fascista, composta da italiani che avevano scelto di collaborare con l'occupante tedesco. I loro reparti erano tristemente famosi per la ferocia con cui davano la caccia ai partigiani e per le torture che infliggevano nei seminterrati della vicina caserma di via Francesco Nullo.

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Perché è un luogo della memoria

Proprio qui, l'8 febbraio 1945, la storia di un ragazzo di 17 anni si è fermata. Ferruccio Dell'Orto, studente dell'Istituto Vittorio Emanuele (nome di battaglia "Marco"), si trovava esattamente dove sei tu ora per un'azione rischiosissima: disarmare un ufficiale fascista per sottrargli le armi. Ne scaturì un conflitto a fuoco: Ferruccio fu colpito a una gamba e cadde sul selciato. Invece di essere curato, fu trascinato dai militi della GNR fino alla vicina caserma. In condizioni critiche, fu sottoposto a torture disumane e nonostante ciò Ferruccio scelse il silenzio totale. Morì quella sera stessa tra quelle mura della caserma Nullo, a meno di cento metri da dove sei ora, senza tradire con una sola parola i suoi compagni. La vicenda di Ferruccio non è un caso isolato, ma si inserisce in un fenomeno più ampio che caratterizzò la Resistenza bergamasca: il ruolo centrale dei giovani. Molti studenti, apprendisti e operai poco più che adolescenti maturarono una scelta politica consapevole, alimentata dalla stanchezza verso vent’anni di regime, dalla delusione per la guerra e dal crollo delle promesse del fascismo. Per una parte significativa della nuova generazione, l’8 settembre 1943 segnò non solo la fine di un’alleanza militare, ma anche la rottura definitiva con un sistema autoritario che aveva limitato libertà, pensiero critico e futuro. Ragazzi, tra i 17 ei 23 anni, studenti o lavoratori, scelsero di esporsi in prima persona nella lotta clandestina. Gli studenti costituivano uno dei gruppi sociali più presenti tra i giovani oppositori, segno di un antifascismo che, negli ultimi anni di guerra, aveva trovato nuova forza proprio nelle generazioni cresciute sotto il regime ma ormai disilluse dalle sue promesse.

«Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati» Piero Calamandrei

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Contenuti multimediali

Approfondimento: I GAP a Bergamo

I GAP (Gruppi di Azione Patriottica) rappresentavano la componente più audace e rischiosa della Resistenza. A differenza delle Brigate Garibaldi o delle formazioni "Giustizia e Libertà" che operavano tra le valli bergamasche, i gappisti agivano nel cuore della città, tra Città Alta e i borghi storici come Via Pignolo. Erano organizzati in piccole cellule autonome di 3 o 4 persone per ridurre al minimo il rischio di infiltrazioni. La loro missione era il "logoramento" del nemico: sabotaggi alle linee telefoniche e ferroviarie, disarmo di ufficiali per recuperare armi e attacchi mirati ai centri di comando. La loro forza era l'invisibilità: i membri dei GAP erano spesso operai o studenti, come Ferruccio Dell'Orto, che conducevano una vita apparentemente normale per poi colpire nell'ombra. Questa scelta comportava un isolamento psicologico estremo, poiché, a differenza dei partigiani in montagna, non avevano territori sicuri né uniformi: in caso di cattura, venivano trattati come franchi tiratori e non come prigionieri di guerra.

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Fonti

Fonti bibliografiche

  • Mario Pelliccioli, Itinerari di memoria. Un percorso a Bergamo tra fascismo, occupazione tedesca e Resistenza, Moltefedi Achille Grandi Editore, Bergamo 2023
  • Angelo Bendotti, 33... e correva, in Banditen. Uomini e donne nella Resistenza bergamasca, Il filo di Arianna, Bergamo 2015, pp. 547-559.
  • Santo Peli, Storie di Gap. Terrorismo urbano e Resistenza, Einaudi, Torino 2014.
  • "Dizionario biografico dei partigiani bergamaschi" (a cura di Isrec)

Fonti multimediali