Contesto storico

Occupata dai tedeschi al loro ingresso a Bergamo, la caserma che era stata del 78° Reggimento Fanteria (acquartierato qui dal 1921), è individuata come possibile campo di transito dall’Italia. La scelta cade poi su Fossoli, ma dall’inizio del marzo 1944 all’aprile 1944 la caserma funziona effettivamente come campo di transito per 850 prigionieri, 43 dei quali donne, da deportare in Germania. La maggioranza di loro è arrestata durante gli scioperi del marzo 1944. Partiti con due treni dalla stazione di Bergamo, il 17 marzo e il 5 aprile 1944, sono destinati al campo di Mauthausen; da lì le donne saranno trasferite al campo di Birkenau.

Nella loro permanenza alla caserma di Bergamo, i prigionieri sono tenuti nelle camerate al primo piano che danno su vicolo San Giovanni. È proprio in quella viuzza che giungevano, soli o a gruppi, i loro congiunti, con la speranza di riuscire a mettersi in contatto con loro. Da quei finestroni i prigionieri lanciavano bigliettini, frasi di congedo e di affetto, che raccolti dai passanti spesso venivano spediti alle famiglie.

Il 17 marzo, gli uomini e le donne destinati alla partenza sono incolonnati per raggiungere a piedi la stazione: alcuni passanti portano loro sostegno, altri li scherniscono. Il 5 aprile le autorità tedesche decidono di trasferire i detenuti con una corriera per evitare ulteriori disordini.

Perché è un luogo della memoria

La Caserma Montelungo è un luogo della memoria fondamentale, perché materializza il meccanismo della repressione politica e il passaggio dalla lotta civile alla tragedia della deportazione. Simbolicamente, collega le scelte collettive di resistenza – come gli scioperi del marzo 1944 – alla macchina dell'arresto e della successiva deportazione verso i lager.

Molti dei prigionieri transitati da qui furono poi trasferiti al Campo di smistamento della Grumellina. Ricordare questo luogo significa riconoscere che la violenza istituzionale iniziava spesso in edifici ordinari nel cuore delle città. Oggi, in un'epoca in cui i diritti civili e politici sono spesso dati per scontati, questo sito ci impone di ricordare il prezzo della libertà e il coraggio di chi, anche di fronte alla minaccia della deportazione, mantenne la propria dignità.

"La cattura è segnata prima di tutto dalla sorpresa. Per alcuni c'è quasi beata incoscienza [...] la fallacia di queste speranze non suscita né ira né delusione, sembra quasi un destino inevitabile."
Tratto da Streikertransport; La deportazione politica nell'area industriale di Sesto San Giovanni (Giuseppe Valota, 2007)

Contenuti multimediali

Fonti

Fonti bibliografiche

  • Mario Pelliccioli, Itinerari di memoria. Un percorso a Bergamo tra fascismo, occupazione tedesca e Resistenza, Moltefedi Achille Grandi Editore, Bergamo 2023
  • Giuseppe Valota, Streikertransport. La deportazione politica nell'area industriale di Sesto San Giovanni, Guerini e Associati, Milano 2007
  • Sandro Peli Classe operaia e sciopero generale (1-8 marzo) in La resistenza in Italia storia e critica, Einaudi, Torino 2004

Fonti multimediali

  • Immagine 1: Archivio fotografico del progetto, classe 5IG Itis P. Paleocapa
  • Immagine 2: Waltramp, Pietra d’inciampo Montelungo, Wikimedia Commons, 29 gennaio 2024
  • Video: Bergamo, i deportati della Montelungo e il dovere del dissenso, Bergamo News